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Meditazione 2

Nella scorsa rubrica abbiamo parlato di “consapevolezza” (traduzione riduttiva dell’anglosassone mindfulness) e di come questa sia il fine di qualsiasi esercizio meditativo.

La duplice esperienza di fermarsi e sentirsi conduce a ritrovarsi e può cambiare radicalmente il nostro modo di rapportarci alle complessità del vivere.

Tutti noi, chi più chi meno, siamo soggetti a situazioni o periodi che definiamo stressanti, la nostra reazione a tali situazioni è dettata principalmente dalla nostra mente.
Esperienze nuove o sconosciute, emozioni che ci colgono all’improvviso, eventi che escono dalla “solita” quotidianità sono tutte cose che spesso la nostra mente interpreta come una minaccia per il nostro benessere e induce una reazione negativa nei loro confronti.

Ma perché la mente reagisce in questo modo?

La nostra mente, come qualsiasi cosa che è a questo mondo, è influenzata da molte cose; schemi mentali rigidi, riflessi condizionati, luoghi comuni, preconcetti ecc… tendono a rendere la nostra mente poco reattiva e fanno sì si inneschino dei meccanismi di reazione automatica che spesso portano a ricadere negli stessi errori.

Imparare a reagire a queste situazioni anziché farle diventare fonte di stress, diventa quindi il percorso migliore per garantire il nostro benessere: vi sorprenderà come sviluppare un’attitudine di consapevolezza e presenza aiuterà a risolvere nuovi problemi con nuove soluzioni.

Le basi della consapevolezza

Fare attenzione, essere attenti

L’obiettivo di qualsiasi percorso di consapevolezza è quello di rivolgere la propria attenzione al momento presente in modo focalizzato e libero.
Osservare le cose per quello che sono, senza filtri, ci permette di vedere il vero volto della realtà, le cose che ci sono e non quelle che non ci sono.
Solo osservando e riosservando più volte la stessa situazione riusciremo ad ammettere a noi stessi che abbiamo vissuto fino a quel momento in un’illusione ottica, una distorsione della realtà elaborata dal nostro ego che scatta in particolari contesti emozionali ad alto rischio di turbamento.

I gesti della vita quotidiana

La nostra vita quotidiana è cosparsa di piccole azioni a cui non diamo importanza.
Fare la doccia, bere una tazza di thè, lavare i piatti, vestirsi, sono tutte azioni che sono state svuotate del loro significato intrinseco e rilegate a semplici automatismi.
Comportandoci così crediamo di ottimizzare il nostro tempo, dedicandolo a pianificare gli eventi che si susseguiranno nella nostra giornata.

L’alternativa è quella di essere attenti e presenti in ogni azione, essere ben coscienti dell’universo di queste piccole cose, ritrovare la qualità ordinaria, naturale ed universale della nostra esistenza.
Solo così capiremo chi sceglie quando facciamo le nostre scelte.

Mente e cuore

La meditazione della consapevolezza va praticata con amorevolezza e compassione.
Benché vigli, dobbiamo evitare di essere troppo analitici e distaccati.
Lo sforzo di avere una chiara visione delle cose, ci condurrà ad una coscienza di noi stessi in connessione e non in contrasto gli altri e col mondo in cui viviamo, liberandoci dalle costrizioni dettate dal nostro ego forgiato da una vita di condizionamenti.
Accettarsi ed amare ciò che si è, è il primo passo per imparare a comportarsi con gentilezza verso il prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio ma soprattutto senza autocompiacersi.

Vivere nel presente

Per sfuggire alla costante ricerca di stimoli, di eccitazioni, e di sensazioni forti che l’ego ci propone, dobbiamo imparare a sostare nella pura esperienza del presente.
Troppo spesso, invece di sperimentare la vita, “la pensiamo, la immaginiamo, la subissiamo di opinioni” (J. Beck; 1991) e ciò ci allontana dal presente.
La modalità migliore per ancorarci al presente, con l’obiettivo di mettere a tacere le voci interiori del nostro ego che ci condizionano, è quella di riportare la nostra attenzione sull’azione quotidiana più scontata: il nostro respiro.
Rivolgere la propria attenzione al respiro richiede costanza e pratica, ma presto vi renderete conto che il flusso delle abitudini e pregiudizi verranno sostituiti da scorci di consapevolezza sempre più frequenti, che vi radicheranno nel presente in un vero a proprio circolo virtuoso.

Mente vs. corpo

Il binomio mente-corpo è spesso citato nelle condizioni di origine psicosomatiche, dove il “malessere” fisico è considerato come l’espressione di un “malessere psichico”.
Non a caso, lo stress mentale a cui siamo sottoposti oggigiorno è spesso considerato il responsabile dell’indebolimento di molte funzionalità del nostro corpo che può sfociare anche in patologie e stati di malattia.
La consapevolezza non considera questi due aspetti separatamente, bensì in simbiosi, dove si svolge un costante e reciproco feedback.
Quindi, se nel visualizzare un oggetto/persona/situazione durante la meditazione si manifestano sensazioni corporee, queste non vanno contrastate, bensì accettate, osservate con benevolenza senza perdere di vista l’oggetto mentale richiamato.

Pratica meditativa

Lungi dall’essere una forma di rilassamento, concentrazione ossessiva, trance od esperienza mistica, la meditazione si basa sull’attenta e vigile osservazione e sensibilizzazione della mente.
In questa accezione, meditare significa acuire la propria consapevolezza di ciò che ci circonda (oggetti, persone, situazioni, pensieri, sensazioni, emozioni ecc.) senza attribuirvi significati, giudizi, o aspettative. Impariamo a vedere la nostra identità, il nostro Sé, con altri occhi e poco a poco ci avviciniamo ad un ampliamento di libertà e responsabilità, soppiantando la voce incessante del nostro ego.

Nella prossima rubrica presenteremo alcune pratiche di consapevolezza che si possono svolgere in qualsiasi momento della giornata.


 

 

 

 

 



Rubrica


chakra

Il Primo Chakra

Facendo seguito alla nostra prima rubrica sui chakra, con questa e le successive 6 rassegne descriveremo le funzioni (ed i rispettivi disequilibri) dei 7 chakra principali.

In parole povere, i chakra sono considerati i punti di energia vitale che governano la nostra coscienza (intesa non solo come attività logica e mentale), il cui blocco potrebbe essere causa di vere e proprie patologie.

Pertanto, ad ogni Chakra è associato uno stato di coscienza, che dovrebbe procurare la “chiave di lettura” dell’insorgenza di eventuali disagi/disturbi.

Oggi parleremo del Primo Chakra, detto anche Chakra della Radice.


[continua...]
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